I culurgiones non sono solo un piatto: sono un racconto di vita, di lavoro nei campi, di famiglia e di festa. Ogni morso è un viaggio nella Sardegna più vera.
Origini e significato
Il termine “culurgiones” deriva dal verbo sardo culurare, cioè chiudere. La loro forma a spiga non è casuale: simboleggia il grano, la prosperità e la protezione. In passato venivano preparati per occasioni speciali, come la fine della raccolta o le feste patronali, e rappresentavano un gesto di buon augurio. Offrire culurgiones era un segno di ospitalità e rispetto.
Ingredienti autentici
La ricetta tradizionale prevede:
- Ripieno: patate lessate, pecorino sardo stagionato, menta fresca e olio extravergine d’oliva.
- Pasta: farina di grano duro, acqua e un pizzico di sale.
Il segreto? La chiusura “a spiga”, fatta a mano, che richiede pazienza e maestria. Ogni culurgione è un piccolo capolavoro artigianale.

Come si gustano
I culurgiones si servono con un semplice sugo di pomodoro e basilico, spolverati di pecorino grattugiato. Alcune varianti prevedono condimenti più ricchi, come burro fuso e salvia, ma la versione classica resta la più amata.
Curiosità sulle varianti regionali
- Ogliastra: la versione più famosa, con menta fresca nel ripieno e chiusura a spiga perfetta.
- Barbagia: spesso il ripieno include cipolla e talvolta un tocco di aglio per un gusto più deciso.
- Gallura: variante più ricca, con aggiunta di formaggi diversi e aromi locali.
- Sulcis: alcune famiglie sostituiscono la menta con prezzemolo, creando un profilo aromatico differente.
- Versioni festive: in alcune zone, per le grandi occasioni, si aggiunge un po’ di burro o strutto nell’impasto per renderlo più morbido.
Consiglio per chi visita l’isola
Non perdere le sagre dedicate ai culurgiones, soprattutto in Ogliastra, dove potrai assaggiarli preparati secondo la tradizione. Oppure prenota una cooking class: imparare la chiusura a spiga è un’esperienza unica che ti farà sentire parte della Sardegna più autentica.
